Ludi Pompeiani: un modo per avvicinare le persone all’antico
Serve anche questo, anzi serve soprattutto questo per avvicinare la gente all’antico. Servono cose e idee semplici, alla portata di tutti. E serve stupire, strabiliare, portare la gente in un’altra dimensione. In fondo, questo facevano i Ludi antichi. E questo hanno fatto i Ludi della Pompei moderna, colmando per due giorni le vie della città di spettacoli di mimi e giocolieri, saltimbanchi e maghi, musici e teatranti, moderni gladiatori e rievocatori. Due giorni di settembre (19 e 20), caldi ma non troppo: tutta la città era lì, la sera fino a tardi e poi di nuovo la mattina. Anche perché tutti hanno aiutato. “Fra’ (Francesco, uno degli organizzatori, ndr) che te serve?” chiedevano nei giorni precedenti. Così i ristoranti, i bar, i fast food e le pasticcerie hanno fatto a gara a realizzare la pietanza migliore ispirata al passato. Si andava da un locale all’altro e si degustava. Pane e pita, dolci e sorbetti: esperienze sublimi! Salvatore Gabbiano, cioccolataio figlio di un custode degli scavi di Pompei, ha unito i mestieri di famiglia realizzando una copia del mosaico del Cave canem coi cioccolatini. E uno stilista ha dedicato sue creazioni all’antica Pompei.
L’idea dei Ludi è di un gruppo di ragazzi di Pompei che cercano testardamente un modo per vivere e lavorare nella loro città, e renderla più vivibile. Si chiamano Pompei 2033 e il loro scopo ultimo è candidare Pompei a diventare per quell’anno la Capitale europea della cultura. Ma prima bisogna farla diventare una città vera, una città di cultura, e non solo una distesa urbana informe spalmata sulla valle del Sarno. Bisogna mettere d’accordo i tre poteri cittadini che, quanto a parlare, si parlano tanto, ma poi ognuno va per la sua strada. La Pompei antica sta chiusa dentro le proprie mura a badare alle orde di turisti. Il Santuario della Madonna di Pompei bada alle proprie folle che sono addirittura il doppio di quelle dell’area archeologica. In mezzo sta il Comune che arranca e non gode dei vantaggi né dell’uno né dell’altro. Mentre in città non ci sono né cinema né teatri, né strutture per lo sport né trasporti pubblici. Come cambiare? Mescolando le carte, attribuendo a ciascuno ruoli inconsueti, mettendo l’uno un po’ nei panni dell’altro. Da dove cominciare? Portando l’antico fuori dalle mura, per le vie e le piazze della città. Attualizzare l’antico per guardare finalmente al futuro.

Momenti della rievocazione. Da www.ludipompeiani.com
Sono stati due giorni frenetici ed esaltanti per tutti. Circa ottomila persone a via Roma, a via Lepanto, a via Sacra coi volti stupiti nel guardare maghi e giocolieri, e poi a giocare assieme, a degustare e commentare. C’erano anche gli studenti di una scuola media che, rigorosamente vestiti in toga, presentavano ai passanti i cibi, i profumi, le ceramiche, i giochi della Pompei antica. E per i più piccoli c’era la possibilità di sperimentare i lavori di un cantiere archeologico grazie all’Associazione culturale Radici. Bisogna puntare sui bambini, i cittadini di domani, e i ragazzi di Pompei 2033 lo sanno bene. Ma hanno anche fatto di tutto perché sia la Pompei moderna che quella antica accogliessero il contest fotografico Wiki Loves Monuments: per aprire l’antico alla modernità e alla libera condivisione. Solo il vescovo non ha aderito, ma poi si dice che se ne sia pentito. Non ha neppure aperto le porte del Santuario di sera, per partecipare alla festa, e si dice che si sia pentito anche per questo. Forse dunque l’anno prossimo tutti e tre i poteri di città saranno uniti dai Ludi. Forse collaboreranno di più e meglio per fare dei Ludi una grandissima festa cittadina. Sappiamo che i ragazzi di Pompei 2033 ce la metteranno tutta. E noi saremo di nuovo in prima fila: non ce li perderemo per nulla al mondo.
Buon 2016 a tutti! Toga!
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